Fino all’11 gennaio 1693 esisteva Occhiolà, un antico borgo medievale situato nella Sicilia centro-orientale che fu completamente distrutto dal terremoto del Val di Noto. Su tremila abitanti, metà morirono sotto le macerie e gli altri scapparono via.

Oggi, Occhiolà si trova all’interno di un parco archeologico poco distante da Grammichele, il paese nato dalle ceneri del borgo distrutto.

Dell’abitato medioevale è ancora possibile vedere i resti del castello, nel punto più alto della collina, con intorno tutto il reticolato urbano fatto di abitazioni e chiese.

I nobili che governavano il paesino decisero di ricostruirlo altrove, in un luogo più sicuro. Il principe Carlo Maria Carafa, che abitava a Mazzarino, si mostrò molto disponibile ad aiutare la popolazione e inviò tanti viveri e si occupò della ricostruzione.

Nel giro di 4 mesi sorse Grammichele, una delle poche città al mondo ad avere una pianta perfettamente esagonale. Sembra che questa scelta sia stata progettata per affrontare nel migliore dei modi un ipotetico e futuro evento sismico.

Dalla grande piazza centrale di forma esagonale si allungano delle vie che arrivano a piccole piazzette. Gli abitanti in caso di terremoto dovrebbero riunirsi nella piazza centrale e attraverso queste vie di fuga fuggirebbero in punti di ritrovo più sicuri.

FONTE: GRAMMICHELE.EU