Oggi, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, è stata data esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare,emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Catania, nei confronti di 31 soggetti, dei quali 21 associati in carcere e 10 posti agli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato eseguito da oltre duecento Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, Nuclei Cinofili ed Elicotteri), su tutto il territorio nazionale ed ha riguardato figure apicali e semplici affiliati della famiglia mafiosa “Santapaola- Ercolano” attiva nel capoluogo e con ramificazioni in tutta la provincia etnea, responsabili, a vario titolo, di delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi ed altri reati. L’odierna indagine ha permesso di porre in luce l’articolazione della struttura interna della famiglia catanese di “cosa nostra”, cristallizzando la presenza di figure verticistiche con ruoli di responsabilità ben definiti. E’ stato accertato, come già emerso in passato, che l’associazione “Santapaola-Ercolano” sia articolata in gruppi territorialmente localizzati, a capo di ciascuno dei quali è posto un “responsabile”, tenuto a dar conto del proprio operato al reggente “pro tempore” dell’intero sodalizio. L’indagine trae origine da un episodio, avvenuto nel marzo 2015, quando un imprenditore ha denunciato un tentativo di estorsione. A seguito di ciò sono state compiute complesse ed accurate indagini, tradizionali e tecniche, le quali hanno permesso di accertare la responsabilità degli odierni indagati quali affiliati del clan Santapaola-Ercolano, consentendo di evidenziare la particolare articolazione di tale sodalizio, suddiviso in gruppi radicati ciascuno su una propria zona territoriale di influenza e dotati di una autonomia decisionale ed operativa limitata dall’esigenza di rispondere, per i fatti più importanti, ai vertici del clan. In particolare l’indagine ha riguardato il gruppo di “San Pietro Clarenza e Barriera” ed il gruppo di “Lineri” operanti nei territori di Camporotondo Etneo, San Pietro Clarenza, Misterbianco e Belpasso, e sono state accertati e contestati oltre trenta episodi di estorsione, sia tentata che consumata, oltre a traffico di stupefacenti ed intestazione fittizia di società. Le investigazioni hanno dimostrato, con riferimento ad un territorio particolarmente esteso, che il “clan” per affermare la propria esistenza e per assicurarsi una sostanziosa fonte di sostegno economico, abbia pianificato e posto in essere, nel corso degli anni e sino ad oggi, un vasto e capillare sistema di estorsioni per il conseguimento del cui profitto potevano essere commessi anche gravi atti intimidatori, dagli attentati alle attività produttive sino alle aggressioni agli imprenditori. L’attività d’indagine, rafforzata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ha permesso di monitorare le imprese vessate che, come in alcuni casi dimostrato, versavano importi che si aggiravano tra i 3.000 ed i 5.000 euro annui a cadenze periodiche. È stato acclarato che le ingenti somme, frutto degli affari illeciti, secondo le direttive dei capi del clan, oltre che essere destinate alle famiglie dei detenuti, fossero anche reinvestite in attività imprenditoriali del settore ludico e dei trasporti, attraverso dei prestanome, così da eludere disposizioni di legge. Un dato di particolare rilievo della odierna operazione è quello relativo alla collaborazione di oltre 15 vittime di estorsione (tentata o consumata), con abbattimento del muro di omertà tipico di commercianti ed imprenditori che temono la forza del vincolo associativo. Tale collaborazione delle vittime, unitamente alle attività di indagine effettuate, ha consentito di accertare, come detto, oltre 30 episodi estorsivi, sia tentati che consumati, posti in essere a nome e nell’interesse del clan “Santapaola- Ercolano”.