Utilizzando una tecnica sismologica denominata “Tomografia Sismica 4D” è stato scoperto che al di sotto della parte centrale del vulcano sono presenti tre zone che “rallentano” le onde sismiche determinandone un aumento dei tempi di percorso.

È lo studio effettuato da un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che ha definito la struttura del vulcano, dai crateri sommitali fino a 10-12 chilometri di profondità.

Si tratta di una ricerca condotta con la sismicità dell’Etna verificatasi tra il gennaio 2019 e il febbraio 2021. I ricercatori spiegano che è stato ipotizzato che il magma proveniente dalle parti più profonde della crosta giunga in una zona di accumulo e che il nuovo magma crei una pressurizzazione del sistema innescando gran parte della sismicità che si osserva all’Etna tra 4 e 12 chilometri di profondità.

Da queste profondità si può assistere a risalite magmatiche nelle zone di accumulo più superficiali che possono alimentare fasi eruttive come è accaduto negli ultimi mesi. L’Osservatorio etneo effettua il monitoraggio sismico h24 attraverso una rete di sensori che dal 2005 al 2021 ha registrato più di 11.000 terremoti.