Nei giorni scorsi, in esecuzione del decreto di fermo emesso in data 5.10.2021 dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania e dell’ordinanza emessa in data 9.10.2021 dal gip di Catania su richiesta di questa Direzione, il personale della Polizia di Stato – Squadra Mobile di Catania, ha arrestato 9 persone.

I destinati dei provvedimenti restrittivi sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di tratta di persone, riduzione in schiavitù e di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, aggravati, tra l’altro, dalla transnazionalità.

Le risultanze dei presidi tecnici, corroborate da elementi acquisiti nel corso di servizi di osservazione, hanno permesso agli investigatori della Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione. coordinati dal pool di magistrati della D.D.A. etnea, di acclarare che le vittime di tratta, alcune delle quali reclutate in madrepatria al costo di circa 12mila lev (moneta bulgara corrispondente a circa 6.129,82 euro), una volta in Italia, venivano collocate in abitazioni fatiscenti (nel quartiere San Cocimo), con pessime condizioni igieniche, private di ogni libertà e sfamate con lo stretto necessario per farle sopravvivere, garantendo, in tal modo, al gruppo criminale un introito costante di circa 1.400 euro a settimana.

Il modus operandi degli aguzzini ha disvelato anche che le vittime, definite dagli indagati letteralmente come “spazzatura”, bokluk in lingua bulgara, venivano costrette a prostituirsi parecchie ore ogni giorno (dalle 19 fino alle 04.30 circa), anche durante le restrizioni imposte dalla pandemia, con ogni condizione atmosferica, sottoposte a percosse e soprusi di ogni tipo e al costante controllo di connazionali e/o di soggetti locali, assoldati dai promotori a tale scopo.

In tale ambito il gruppo criminale non ha risparmiato le continue vessazioni anche in pregiudizio di una ragazza particolarmente vulnerabile, in quanto affetta da un grave handicap, costretta a prostituirsi sotto il costante controllo dei componenti del sodalizio. Quest’ultima è stata individuata presso l’abitazione del promotore del sodalizio, Emil Milanov, e, dopo averla escussa, con la collaborazione di un ente anti-tratta, è stata collocata in una struttura protetta per vittime di tratta.

Nel contesto dell’esecuzione si è proceduto al sequestro di materiale comprovante lo sfruttamento della prostituzione a opera degli indagati, telefoni cellulari e danaro in contante. Nel corso delle indagini è stato anche possibile dimostrare che l’organizzazione criminale in argomento, capeggiata dalla coppia Emil Milanov/Milena Milanova, ha previsto una precisa assegnazioni di ruoli e compiti, attraverso il contributo e la collaborazione operativa di italiani e bulgari, con mansioni di controllo e di accompagnamento delle vittime sul luogo del meretricio.

Un altro soggetto, di origine bulgara, indagato per i medesimi reati e destinatario della misura cautelare in carcere, risulta al momento irreperibile ed é attivamente ricercato.