Nello scorso mese di aprile, i cinque avevano prelevato 23 monete dall’area archeologica di Monte Falcone

Erano partiti in cinque, da Paternò, nello scorso mese di aprile, con l’intenzione di depredare l’area archeologica di Monte Falcone, che si trova a Baucina nel palermitano, dove insiste una necropoli del VI secolo a.C. con tombe ricche di corredi funebri e vasellame. Erano riusciti a prelevare, con gli attrezzi del mestiere, (cinque torce tascabili, tre metal detector a piastra e quattro picconi) ventitré monete risalenti all’età del bronzo, ma a notare la loro attività erano stati i carabinieri del comando provinciale di Palermo che li avevano sorpresi e arrestati.

Adesso, per i cinque tombaroli paternesi, a distanza di cinque mesi, è scattato il divieto di ingresso nel territorio del comune di Baucina (valido tre anni per quattro degli arrestati e per 2 anni per il quinto) emesso dal questore di Palermo. Le 23 monete, che i tombaroli avevano già nascosto nell’auto con cui si erano recati a Baucina, avrebbero fruttato diverse centinaia di euro nel mercato archeologico clandestino, popolato da collezionisti senza scrupoli.

Ai 5 sono stati contestati alcuni articoli del codice penale, 518-bis e seguenti, introdotti solo qualche giorno prima dell’arresto che inaspriscono le pene per furto e devastazione di beni d’interesse storico e culturale. L’area archeologica di Monte Falcone, insieme a quella di Monte Carrozza, si trova a sud e a est di Baucina. Su queste due colline nel VI secolo avanti Cristo si stanziarono villaggi sicani che entrarono in contatto con i coloni greci di Himera e quelli punici di Solunto.