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Alla ricerca della verità

Sono trascorsi due anni. Per l’esattezza 25 mesi attendendo la verità, attendendo di capire cosa è successo nel carcere di piazza Lanza, a Catania, il 28 marzo del 2009,  quando in una cella di isolamento della struttura carceraria catanese, Carmelo Castro, 19enne di Santa Maria di Licodia, venne trovato privo di vita, impiccato alla sbarra del letto a castello di quella stanza. Una inchiesta intricata e fitta di mistero questa legata attorno alla vicenda Castro. Si parlò subito di suicidio ma i dubbi restano. Il giovane venne arrestato qualche giorno prima della morte dai carabinieri della compagnia di Paternò, con l’accusa di aver fatto il palo in una rapina a Biancavilla. Poi l’assurda fine, ancora poco chiara. Castro morì il giorno prima di incontrare un pm della DDA di Catania al quale doveva rendere dichiarazioni spontanee. La novità oggi è che la Procura della Repubblica di Catania ha trovato il lenzuolo con il quale il ragazzo si sarebbe impiccato. Un’impiccagione senza dubbio anomala, visto che Carmelo era alto 1,75 e il letto a castello usato come perno era alto solo 1 metro e 60. Se la Procura procederà a una perizia, con l’ausilio della Scientifica, si potrebbero analizzare le tracce di dna sul lenzuolo e compararle con quelle di Carmelo. Resta, poi, da capire chi l’ha visto per l’ultima volta, chi gli ha portato il vassoio con l’ultima cena al ragazzo, visto che Castro si è ucciso subito dopo aver mangiato. L’avvocato dei familiari, Vito Pirrone, con gli stessi genitori del ragazzo che con forza hanno voluto la riapertura delle indagini, hanno più volte messo in evidenza, come appare quanto meno strano che una persona che abbia intenzione di togliersi la vita prima mangi per intero il suo pasto.

03/05/11

Mary Sottile

 

Sono trascorsi due anni. Per l’esattezza 25 mesi attendendo la verità, attendendo di capire cosa è successo nel carcere di piazza Lanza, a Catania, il 28 marzo del 2009, quando in una cella di isolamento della struttura carceraria catanese, Carmelo Castro, 19enne di Santa Maria di Licodia, venne trovato privo di vita, impiccato alla sbarra del letto a castello di quella stanza. Una inchiesta intricata e fitta di mistero questa legata attorno alla vicenda Castro. Si parlò subito di suicidio ma i dubbi restano. Il giovane venne arrestato qualche giorno prima della morte dai carabinieri della compagnia di Paternò, con l’accusa di aver fatto il palo in una rapina a Biancavilla. Poi l’assurda fine, ancora poco chiara. Castro morì il giorno prima di incontrare un pm della DDA di Catania al quale doveva rendere dichiarazioni spontanee.

La novità oggi è che la Procura della Repubblica di Catania ha trovato il lenzuolo con il quale il ragazzo si sarebbe impiccato. Un’impiccagione senza dubbio anomala, visto che Carmelo era alto 1,75 e il letto a castello usato come perno era alto solo 1 metro e 60. Se la Procura procederà a una perizia, con l’ausilio della Scientifica, si potrebbero analizzare le tracce di dna sul lenzuolo e compararle con quelle di Carmelo. Resta, poi, da capire chi l’ha visto per l’ultima volta, chi gli ha portato il vassoio con l’ultima cena al ragazzo, visto che Castro si è ucciso subito dopo aver mangiato. L’avvocato dei familiari, Vito Pirrone, con gli stessi genitori del ragazzo che con forza hanno voluto la riapertura delle indagini, hanno più volte messo in evidenza, come appare quanto meno strano che una persona che abbia intenzione di togliersi la vita prima mangi per intero il suo pasto.

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